In allegato il piano vaccinale regionale, che parla anche di universitari.
In allegato il piano vaccinale regionale, che parla anche di universitari.
Saluti,
Marta
Come anticipato per email, ho trovato la stessa notizia di Cristina appena sopra. Qui il link della Gazzetta: https://www.gazzettadiparma.it/parma/2021/02/23/news/terminato_il_personale_scolastico_al_via_i_vaccini_per_gli_universitari-5270747/ Se la circolazione è davvero maggiore in ambito scolastico (ma dove sono i dati, soprattutto quelli delle Università della Regione? Qualcuno ne ha idea?) è anche giusto così.
Buongiorno, l'altro giorno ho sentito il mio medico, per un'altra questione, e gli ho chiesto info sul vaccino. Mi ha detto che devono ancora seguire un corso telematico di alcune ore, e che la vaccinazione deve avvenire in presenza di un medico rianimatore. Lui lavora in un centro con altri 6 medici che hanno aderito, per cui coordineranno con il medico rianimetore i giorni. Intanto ha detto di compilare il modulo per l'autodichiarazione, che E' CAMBIATO e include ora anche il personale universitario, come da link https://www.ausl.pr.it/covid_19_info_news/vaccinazione_anti_covid/vaccinazioni_anti_covid_personale_scolastico_disabili.aspx , dove sono presenti anche i moduli sul consenso informato.
Si precisa che non appena le vaccinazioni del personale scolastico saranno concluse, in Emilia-Romagna si partirà anche con il personale universitario. I dati epidemiologici evidenziano in maniera palese la presenza numerosa di contagi e focolai in ambito scolastico, fino al ciclo delle scuole superiori, maggiore rispetto a quello universitario. Per questo motivo la vaccinazione si concentra, in via prioritaria, sul target della scuola. Una volta che la campagna vaccinale al mondo della scuola, dell’educazione e della formazione sarà conclusa, si partirà con il personale delle Università. Non appena avremo una data certa, ne daremo tempestiva comunicazione agli Atenei per arrivare nei tempi più rapidi possibili a tutto il personale coinvolto.
https://www.ausl.pr.it/covid_19_info_news/vaccinazione_anti_covid/personale_universitario.aspx
Dall' 8 marzo partono le vaccinazione anti Covid-19 con il vaccino AstraZeneca per il personale universitario dell'Ateneo Parma di età compresa tra i 18 e i 65 anni (nati nel 1956).
La modalità di adesione avviene attraverso elenchi forniti dall'Università: dunque, non occorre effettuare alcuna prenotazione. Gli appuntamenti vengono programmati direttamente da operatori dell'Ausl di Parma che comunicheranno attraverso un SMS o e-mail degli interessati la data e l'orario dell'appuntamento.
Ecco cosa sapere.
IL CALENDARIO DELLE VACCINAZIONI
Le date programmate per la prima somministrazione sono:
Notizia comparsa poco fa
@Lara_Righi, attualmente sono aumentati, stando al sito del Ministero: https://www.governo.it/it/cscovid19/report-vaccini/ . Sono 24000 , circa il 20% del personale scolastico, a mio sapere. Non è comunque tanto. Speriamo che il calendario indicato non sia la solita propaganda, che l'8 marzo rimanga l'8 marzo e non diventi il 15 marzo, poi il 25 marzo o l'8 aprile; o che se lo diventi lo diventi per motivi seri, cioè ad esempio voler vaccinare prima appunto il personale della scuola, dove ogni giorno ci sono sempre più focolai. A proposito, visto che all'8 marzo mancano 32 ore, qualcuno è già stato chiamato? @Marco_Iosa Le voci sono messe in giro da gente che non sa niente, principalmente no vax o che ha personale interesse a creare disordine. Allo stato attuale della conoscenza, dopo la fase 3 il vaccino Astrazeneca si è dimostrato efficace in circa il 50% dopo 3 settimane dalla prima dose e e in circa l'80% dopo una settimana dalla seconda dose. Esperimenti in UK hanno alzato la stima per l'efficacia della prima dose a più del 60%. Questo per quanto riguarda la probabilità di infettarsi. Per quanto riguarda l'esito della malattia, cosa ancora più importante, nessuno dei vaccinati in fase 3, anche ammalatosi, è morto! Dunque empiricamente, certo su un numero limitato di persone, il tasso di letalità dopo il vaccino è 0. Questo per quanto riguardal'immunità nei confronti del ceppo originario circolante in Europa e, dagli ultimi studi, nei confornti sulla variante inglese. Permangono incertezze, in quanto i dati non sono ancora sufficienti, sull'efficacia nei confronti della variante sudafricana e della variante brasiliana. Infine rimangono incertezze, sempre per carenza di dati, e questo vale anche per lo Pfizer e il Moderna, circa il fatto che un soggetto che, venuto a contatto col Covid, non si ammala grazie al fatto di essere vaccinato possa comunque infettare, e circa la durata dell'immunità, che potrà essere valutata solo a posteriori. Infine, non essendo obbligatorio, almeno per adesso, è possibile rifiutare di farsi vaccinare. Io non ho dubbi, e appena mi chiameranno (sperando che chiamino) lo farò.
Grazie mille Enrico. Avevo ripreso la notizia da un articolo che probabilmente ha perso uno zero nel riportare la notizia. Oggi ho ricevuto il messaggio che fissa l'appuntamento per la vaccinazione. Direi che la situazione sta progredendo nelle modalità preannunciate.
Buongiorno a tutti. Anche io oggi ho ricevuto l'invito per la vaccinazione. Il testo è questo:
".........Gentile con la presente, in relazione alle recenti disposizioni della Regione Emilia Romagna di vaccinare il personale dell’Università di Parma con medico di base in Emilia-Romagna, le comunichiamo gli appuntamenti per la vaccinazione ANTI-COVID presso il Punto Vaccinale di Parma Moletolo - complesso sportivo Pala Ponti via Anedda 3 (quartiere Moletolo)"
Rimane il problema sollevato nell'ultimo consiglio di Dipartimento per il personale non avente il medico di base in Regione....non abbiamo fatto molti progeressi da questo punto di vista.....
Mi sono informata chiamando il numero verde e scrivendo una mail, e confermo: in questa fase chi non è residente in Emilia è escluso. Hanno diritto al vaccino solo i dipendenti universitari con l'assistenza sanitaria in regione
Qualcuno sa se l'Università prevede qualcosa per i docenti in servizio che hanno più di 65 anni o hanno patologie che non permettono l'uso di AZ? A me il medico di base lo ha sconsigliato (per meglio dire vietato) dicendo di aspettare Pfizer/Moderna/Sputnik. Grazie
@Elena Motti. Il vaccino è stato approvato oggi anche per gli over 65, per cui non capisco su che basi il medico lo abbia sconsigliato. L'unico motivo plausibile è il fatto che in fase 3 sia stato testato su pochissime persone over 65, per cui non si sa esattamente quale sia la copertura in questa fascia di popolazione, molto probabilmente inferiore a Pfizer e Moderna, per i quali è superiore al 90% anche negli ultraottantenni. Fra l'altro, se prima c'era la remota possibilità che per i colleghi over 65 potessero usare un altro vaccino, adesso useranno motlo probabilmente Astrazeneca per tutti. Piuttosto secondo me si pone un grande problema etico: adesso che Astrazeneca è disponibile per tutti, è giusto che vaccinino prima quelli della nostra età, dove il tasso di letàlità è più basso (fra i 40 e i 49, ad esempio, è attorno allo 0,18% in Italia, calcolato come rapporto fra morti e contagi totali), piuttosto che i soggetti di 60-69 anni (tasso di letalità 2,6%) e di 70-79 anni (tasso di letalità del 9,5%)?
@Roberta Pinalli e Chiara Massera, al di là del problema etico di cui sopra, è una problematica seria quella dei colleghi fuori regione. Se infatti l'Emilia-Romagna ha deciso di vaccinare solo i dipendenti che hanno il medico di base in regione, e la Lombardia (come mi sembra di aver capito, sicuramente è cosi per Toscana e Friuli) tutti e solo i dipendenti delle proprie università, si è in un cul-de-sac. I colleghi lombardi di Unipr non possono vaccinarsi nè in Lombardia nè in Emilia, mentre gli emiliani che lavorano in un Ateneo lombardo potrebbero per assurdo vaccinarsi sia presso il proprio Ateneo sia presso il proprio medico di base in Emilia, visto che alcuni medici di base stanno vaccinando anche gli universitari. Spero che si possa risolvere in fretta, ma è uno dei tanti effetti collaterali, in questo caso negativo, dovuti ad una sanità affidata alle regioni anzichè allo Stato.